Inverno.

La crona

Come antico archetipo femminile, l’inverno è rappresentato dalla vecchia saggia, la Crona. Colei che non necessita più di dare e darsi per ritenersi completa, ma raggiunge l’equilibrio con l’introspezione. Le 12 notti del solstizio hanno fine infatti con la Dea nella sua forma di megera, vecchia che brucia e dal fuoco rinasce fanciulla per ricominciare il ciclo. Non è una morte la sua. E’ l’apice della vita che ritorna alle origini. Nel suo volo attraverso il cielo porta con sè la polvere del rinnovamento, attraverso le fiamme dona luce alle ultime notti invernali.

L’aspetto della megera è un’archetipo affascinante e sottovalutato: rappresenta uno stato di saggezza incredibile, in cui si è perchè ci si è guardate dentro così a lungo che tutto ciò che arriva da fuori ormai è già visto e vissuto. Ci insegna a non temere la decadenza dell’aspetto, la bellezza diventa qualcosa di diverso, non meno visibile. Non è la fine, perchè in un ciclo fine non c’è.

Colori : Bianco

Nelle foto che rappresentano l’inverno abbiamo deciso di utilizzare un vecchio abito bianco, un abito che è anche ricordo di famiglia. Un abito che è stato partecipe di un rito di passaggio, e che si è prestato perfettamente nella nostra rappresentazione della stagione dell’inverno. Stagione di morte, di saggezza, di piena consapevolezza.

Come il nero, il bianco è estremo nello spettro: il bianco raccoglie in sé tutti i colori, il nero al contrario è l’assenza totale di colore, il nero non contiene luce mentre il bianco è luce assoluta. Sommando in sé tutte le altre tonalità, il bianco diviene colore della totalità  ed è partecipe dell’immagine del divino e delle rappresentazioni del trascendente. Nella mitologia slava, ad esempio, troviamo Bjielobog (dio bianco), nei territori africani Bumba, la candida divinità creatrice. Nel mondo antico e nelle tradizioni che ad esso si rifanno, il bianco, assieme al rosso e al nero, è uno dei tre colori simbolo di vita, morte e rinascita. 

Nel mondo orientale  il  bianco rappresenta sia l’inizio che la fine, sia la morte che la reincarnazione: le bende bianche dei riti egizi di mummificazione sono una delle espressioni più conosciute che traducono e accompagnano la “partenza” verso un’altra dimensione.

Di colore bianco spesso sono rappresentate le frecce che indicano est e ovest nei punti cardinali. In molte popolazioni infatti sia Est (alba) che Ovest (tramonto) rappresentano un punto di passaggio fra notte e giorno, luce e buio, e in quanto tali sono bianchi, cioè neutri, punti liminali fra il mondo reale e quello dei sogni, della morte, della notte. Per questo il bianco è collegato a riti di passaggio, cioè riti attraverso i quali avvengono mutazioni dell’essere ; nel pensiero simbolico, la morte precede la vita, e ogni nascita è quindi una ri-nascita. si parla infatti di ciclo vita-morte-vita. 

Il bianco funerario spesso rappresenta soprattutto gli aspetti eterei e vivificatori della morte, a differenza del nero che ne esprime gli aspetti più mortiferi, legati sono al terminare della vita presente. Infatti, anche quando è colore della morte, il bianco può rimandare al nuovo inizio o al ricongiungimento con la luce divina, con una nuova vita. 

Il bianco come assenza di colore invece, può anche essere la tinta delle apparizioni, degli spiriti, ad esempio la Banshee irlandese, una creatura che può apparire come una splendida ragazza, come una donna matura o come una vecchina minuta (cioè nei tre aspetti della Dea); può essere vestita di bianco o di rosso (colori dell’aldilà per i Celti), con lunghissimi e bellissimi capelli. Nonostante le interpretazioni in chiave cristiana abbiano ridotto il ruolo della Banshee a portatrice di sventura col suo lamento straziante, in realtà essa è una creatura protettrice del suo clan (non esiste una sola Banshee ma molte, almeno quante sono le città d’Irlanda) che piange lamentandosi l’imminente dipartita di un membro della sua famiglia. 

Acqua primordiale

Parliamo qui di acqua come fonte, origine primordiale di ogni cosa e del sapere. È un aspetto dell’acqua facilmente assimilabile alla figura della saggia e potente Crona. 

D’altronde in moltissimi ambiti mitologici troviamo l’acqua come elemento primordiale, generatrice di vita e legato al principio femminile: in Europa e nell’antica Anatolia  si intrecciano i motivi della Dea come apportatrice di pioggia ed elargitrice di latte  e la sua immagine viene anche associata ai contenitori per l’acqua. 

In Egitto la dea Nut è origine fluente delle acque primordiali celesti,mentre successivamente la dea cretese Ariadne,come la greca Afrodite,  viene fatta nascere dalle acque del mare. Nella mitologia dei popoli dell’Oceania troviamo moltissimi riferimenti al mare, all’Oceano, e la dea Hine è proprio la dea del mare e della luna . 

Nella mitologia nordica, Yggdrasil, l’albero sacro che Tutto connette,nasce dalla sorgente di acqua, da cui sgorga tutta la vita esistente( ecco perché è anche chiamato albero della vita).

Nel “Tao te ching”, l’acqua è vista come simbolo della virtù suprema e simbolo della saggezza taoista, perché totalmente libera, senza costrizioni e si lascia scorrere sul terreno seguendone la pendenza. 

L’acqua però è anche duplice nel suo aspetto: può essere terrena, femminile, legata alla luna e all’alba (i laghi, il mare che cresce e cala con le fasi lunari, le risorgive, le falde acquifere) ma anche uranica, celeste, come la pioggia che feconda, come seme, il terreno pronto ad accoglierla. Questa duplicità rappresenta un equilibrio nell’infinito movimento ciclico: se ci pensiamo un’attimo, l’acqua che noi oggi beviamo, è almeno in parte la stessa che bevevano i dinosauri; il ciclo infinito dell’acqua supera di gran lunga la nostra limitata concezione di tempo e spazio.il potere di questo semplice elemento primordiale è grande: la saggezza ancestrale della Crona dentro di noi può farcelo comprendere.


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