Le stagioni come espressione degli archetipi ancestrali del femminile.
È iniziato tutto “per caso”, nell’autunno 2019: abbiamo scattato le prime foto timidamente, stupendoci quasi del risultato: eravamo a Bosco Romagno, lì la nostra idea ha cominciato a farsi strada e in modo istintivo abbiamo pensato di continuare a lavorarci. Da quel primo abbozzo è nata la serie di scatti che compongono questa mostra.
“Lo spirito delle stagioni” parla di tempo, di cambiamento e di luoghi, fisici e non solo. Le stagioni raccontano il passare del tempo, raccontano la nascita, crescita, maturità e morte. Nella loro ciclicità, come ogni cosa vivente, rispecchiano il ciclo di vita-morte-vita; ogni cosa creata si distrugge eppure rinasce , ancora e ancora. E così siamo noi: in evoluzione sincronizzata tra ciò che abbiamo dentro e ciò che mostriamo esternamente.
Terra e acqua sono gli elementi chiave nella nostra rappresentazione, nonché archetipi del femminile legati alla Madre Terra. La donna porta sempre, dentro di sé, una e tante nuove vite in potenza: la terra come grembo materno, l’acqua come mezzo tramite il quale la terra diventa fertile, genitrice. Nel nostro lavoro abbiamo collegato autunno – la stagione del raccolto, ed estate – la stagione della maturità, alla terra. Inverno e primavera invece, sono caratterizzate prevalentemente dall’acqua. Acqua di vita, acqua che scorre, mai uguale a se stessa (“non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, diceva Eraclito). L’acqua è il divenire, il cambiamento, la crescita, un fiume che finisce nell’oceano, enorme e tranquillo, se lo guardiamo in superficie. La terra è statica, sicura, presente. Rappresenta la fertilità raggiunta, la capacità di creare vita, nutrire e curare (prendersi cura).
Come la donna, la terra e l’acqua sono elementi accoglienti, morbidi, freschi. Portano nutrimento e vita. Senza acqua la vita non è possibile. La bellezza dell’essere femminile presenta, inoltre, imperfezioni e zone d’ombra. Noi rappresentiamo anche queste, per dimostrare quanto siano naturali e quanto siano parte fondamentale nel ciclo dell’esistenza.
In molte culture la ciclicità femminile è collegata a degli archetipi che includono proprio le stagioni: la primavera è una fanciulla giovane e spensierata; l’estate una donna che accoglie in sé la vita, una madre; l’autunno è la mezza età, in cui il corpo e i pensieri iniziano a cambiare e a voler ricercare la tranquillità; l’inverno è la vecchia saggia, colei che non necessita più di dare e darsi per ritenersi completa, ma raggiunge l’equilibrio con l’introspezione.
Noi abbiamo voluto esprimere tutto questo e fare un passo oltre: la rappresentazione delle stagioni nella vita si alterna e si ripete e quando la accogliamo, sappiamo abbracciarci ed evolverci. Allora guardando ogni fanciulla, ogni donna di ogni età, si sentirà una musica meravigliosa, quella della massima espressione di sé stesse. Per questa ragione questa esposizione non è solo visiva, ma anche un percorso sensoriale: per accompagnare il visitatore e renderlo partecipe completo di questo ciclo continuo è stata composta una traccia audio che richiama il fluire stesso delle immagini, in crescendo tra rumori della natura, strumenti e voce femminile.
A volte è spogliarsi di tutto a permettere di essere visti davvero, ed è per questo che l’esposizione comprende una serie di nudi. Qui è dove maggiormente abbiamo sentito di essere un tutt’uno con ciò che ci circonda: è stata una vera esperienza totalizzante, incredibile. In questa serie di scatti abbiamo riscoperto le radici del femminile, del nostro spirito arcaico, innato e naturale. Senza veli, senza preconcetti, ci siamo date totalmente al luogo e al momento. Michela è stata un’interprete meravigliosa, vestita solo del suo copricapo e del suo bastone, creati con pazienza con le sue stesse mani. Io mi sono limitata a seguire i sentimenti. Le parole non riescono a dare giustizia e speriamo che invece le immagini riescano a raccontare tutto ciò.
Noi speriamo con tutto il cuore che questo messaggio arrivi, da anima ad anima, a chi vorrà osservare il nostro lavoro. Ci abbiamo messo tutta la cura, la pazienza, il tempo e l’impegno di cui siamo state capaci.





